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FRAGMENTS OF TRANSLATIONS. 375

OVID.

Abstain, as manhood you esteem,

From Salmacis' pernicious stream;

If but one moment there you stay,

Too dear you'll for your bathing pay.—
Depart nor man, nor woman, but a sight
Disgracing both, a loath'd Hermaphrodite.

EURIPIDES.
This is true liberty, when freeborn men,
Having to advise the public, may speak free;
Which he who can, and will, deserves high praise;
Who neither can nor will, may hold his peace,
What can be a juster in a state than this?

VIRGIL
No eastern nation ever did adore
The majesty of sovereign princes more.

VIRGIL.
And Britons interwove held the purple hangings.

HORACE.

Laughing, to teach the truth,

What hinders? As some teachers give to boys
Junkets and knacks, that they may learn apace.

HORACE

- Joking decides great things,

Stronger and better oft than earnest can.

SOPHOCLES.
'Tis you that say it, not I. You do the deeds,
And your ungodly deeds find me the words.

SENECA.

There can be slain

No sacrifice to God more acceptable,
Than an unjust and wicked king.

TERENCE.

In silence now and with attention wait,

That ye may know what the Eunuch has to prate.

HOMER.
Glaucus, in Lycia we're adored as gods,
What makes 'twixt us and others so great odds?

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Donna leggiadra il cui bel nome onora
L'erbosa vai di Reno, e il nobil varco,
Bene è colui d'ogni valore scarco
Qual tuo spirto gentil non innamora,

Che dolcemente mostrasi di fuora
De' suoi atti soavi giammai parco,
E i don che son d'amor saette ed arco,
Là onde 1' alta tua virtù s'infiora.

Quando tu vaga parli, o lieta canti
Che mover possa duro alpestre legno,
Guardi ciascun agli occhi, ed agli orecchi

L'entrata, chi di te si truova indegno;
Grazia sola di sii gli vaglia, innanti
Che'l disio amoroso al cuor s'invecchi.

Qual in colle aspro, all' imbrunir di sera,
L'avezza giovinetta pastorella
Va bagnando l'erbetta strana e bella
Che mal si spande a disusata spera

Fuor di sua natia alma primavera,
Così Amor meco insù la lingua snella
Desta il fior novo di strania favella,
Mentre io di te, vezzosamente altera,

Canto, dal mio buon popol non inteso,
E'1 bel Tamigi cangio col bell' Arno.
Amor lo volse, ed io all'altrui peso

Seppi ch'Amor cosa mai volse indarno.
Deh! foss' il mio cuor lento e'1 duro seno
A chi pianta dal ciel sì buon terreno.

CANZONE.

Ridonsi donne e giovani amorosi
M' accostandosi attorno. E perchè scrivi,
Perchè tu scrivi in lingua ignota e strana
Verseggiando d'amor, e come t'osi?
Dinne, se la tua speme sia mai vana,
E de' pensieri lo miglior t'arrivi;
Cosi mi van burlando: altri rivi,
Altri lidi t'aspettan, ed altre onde
Nelle cui verdi sponde
Spuntati ad or ad or alla tua chioma
L'immortal guiderdon d' eteme frondi.
Perchè alle spalle tue soverchia soma?
Canzon dirotti, e tu per me rispondi:
Dice mia Donna, e'1 suo dir, e il mio cuore,-
Questa è lingua di cui si vanta Amore.

III.

Diodati, e tei dirò con maraviglia,
Quel ritroso io ch'amor spreggiar solea
E de' suoi lacci spesso mi ridea,
Già caddi, ov'uom dabben talor s'impiglia.

Nè trecce d'oro, nè guancia vermiglia
M'abbaglian sì, ma sotto nova idea
Pellegrina bellezza che'l cuor bea,
Portamenti alti onesti, e nelle ciglia

Quel sereno fulgor d'amabil nero,
Parole adorne di lingue più d'una,
E'1 cantar che di mezzo l'emispero

Traviar ben può la faticosa Luna,

E dagli occhi suoi avventa si gran fuoco
Che l'incerar gli orecchi mi fia poco.

IV.

Per certo i bei vostr' occhi, Donna mia,
Esser non può che non sian lo mio sole,
Sì mi percuotOn forte, come ei suole
Per l'arene di Libia chi s'invia,

Mentre un caldo vapor (ne sentii pria)
Da quel lato si spinge ove mi duole,
Che forse amanti nelle lor parole
Chiaman sospir; io non so che si sia

Parte rinchiusa e turbida si cela

Scossomi il petto, e poi n'uscendo poco

f

Quivi d' attorno o s'agghiaccia, o s'ingiela Ma quanto agli occhi giunge a trovar loco Tutte le notti a me suol far piovose Finché mia Alba rivicn colma di rose.

Giovane piano, e semplicetto amante,
Poiché fuggir me stesso in dubbio sono,
Madonna a voi del mio cuor l'umil dono
Farò divoto. Io certo a prove tante

L'ebbi fedele, intrepido, costante,

Di pensieri leggiadro, accorto, e buono;
Quando rugge il gran mondo, e scocca il tuono,
S'arma di sé, e d' intero diamante:

Tanto del forse e d' invidia sicuro,
Di timori e speranze al popol use,
Quanto d'ingegno e d'alto valor vago,

E di cetra sonora, e delle muse.
Sol troverete in tal parte men duro

Ove Amor mise l'insanabil ago.

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H^EC quae sequuntur de Authore testimonia, tametsi ipse intelligebat non tam de se quam supra se esse dicta, eo quod praeclaro ingenio viri, nee non amict ita fere solent laudare, ut omnia suis potius virtutibus, quam veritati, congruentia nimis cupide amngant, noluit tamen horum egregiam in se voluntatem non esse notam; cum alii praesertim ut id faceret magnopere suaderent. Dum enim nimiae laudis invidiam totis ab se viribus amolitur, sibique quod plus aequo est non attributum esse mavult, judicium interim hominum cordatorum atque illustrium quin summo sibi honori ducat, negare non potest.

Joannes Bapiista Mansus, Marchio Villensis, Neapolitanus, ad
Joannem Miltonium Anglum.

Ut mens, forma, decor, facies, mos, si pietas sic,
Non Anglus, verum hercle Angelus ipse fores.

ELEGIARUM LIBER.
ELEG I. AD CAROLUM DEODATUM.
Tandem, chare, tuae mihi pervenere tabellae,

Pertulit et voces nuncia charta tuas;
Pertulit, occidua Devae Cestrensis ab ora

Vergivium prono qua petit amne salum.
Multum, crede, juvat terras aluisse remotas,
Pectus amans nostri, tamque fidele caput,

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