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Cosa da riputare sciocca e stolta?
Perchè se' fatta si del senso amica
Che la virtù della ragion t' ha tolta?
Tu debbi pur saper con qual fatica
Nostro padre ha questa robba raccolta,
E or come tu vedi si ritruova
De' vermin cibo; e questa che gli giova?

Risponde la Sorella ad Antonio:

Or non si può e' far bene altrimenti
Vivendo al mondo non religioso?

Risponde Antonio alla sorella e dice:

E' son si grandi e molti impedimenti
Che sanza dubbio egli è pericoloso.
Credi quel ch' i' ti dico e acconsenti,
E non disiderar di qua riposo ,
Ma mediante queste brieve pene
Cerca di conseguir l' eterno bene.

Risponde la Sorella ad Antonio e dice:

Io son contenta, o caro fratel mio;
Perdonami se stata pertinace
F son nel mio parlare stolto e rio,
E circa a me dispon quel che ti piace.

Risponde Antonio alla sorella e dice:

Ben ha' risposto: el dolce nostro Idio
Ti tenga, suora mia, nella suo pace.
Vo', mona Piera, compagnia le fate,
Insino al munister delle Murate.

Dipoi Antonio manda per parecchi poveri, e quando son giunti, dice loro:

Cari frategli, siate e' ben venuti
Per cento mila volte tutti quanti.
F vo' che de' mie ben sien sovenuti
Vostri padri, fanciugli, e' mendicanti.
Perchè si debbe de' divin tributi
E don di Dio maravigliosi e santi
Esserne grato, e dispensarne poi
Per lo suo amor, cosi vo' far a voi.

E date loro le limosine, se ne va al romito e dice:
Eccomi, padre, ch' io son ritornato
E fatto a punto quel che mi dicesti,
E tutto il patrimonio ho dispensato

A.' poveri: or ti priego che mi vesti.
Risjjonde il Romito ad Antonio e dice:

Sempre sie il nome di Giesù laudato,
E di perseverar grazia ti presti.
Nuovo uom ti vesta drento el nostro Idio,
Come al presente di fuor ti vest' io.

Parla Satanasso a' suoi compagni e dice cosi:

Compagni mia, da po' che siara cacciati
Sanza ragion da quel celeste regnio
Dove no' fumo si nobil creati,
Veduto che gli ha fatto altro disegnio
Che sien a V uomo nostri luoghi dati,
Mi sento consumar d'invidia e sdegnio:
Ogni modo trovare a noi bisogna
Che dopo il danno non abbiam vergognia.

Però convienci usar tanta malizia
Che molti pochi ve ne possa andare;
Chi ci ha cacciati è pur Somma Giustizia,
E que' che peccan non vorrà salvare:
Se e' morranno nella lor nequizia
In tenebre con noi gli farà stare:
Però faremo a lor far de' peccati
Chè sien con esso noi tutti dannati.

l'vi fo tutti a sette e' principali
Sopra degli altri, capitani e guida;
Empiete el mondo d'infiniti mali
Che l ' un l ' altro s'inganni e che s' uccida;
Superbia, invidia, peccati carnali,
E chi diventi prodigo e chi Mida,
E gli uomin sopra tutti fate avari,
Chè per danar si fanno molti mali.

Antonio si pone ginocchioni da e dice cosi:

O Giesù dolce, o benigno signore,
Chi potrà mai scampar di tanti lacci
Di questo mondo falso e traditore,
D'inganni pieno e d'insidie e d'impacci?
Abbi pietà di ciascun peccatore,
E insegna all'uom come tu vuo' che facci:
Sanza V aiuto tuo e' tuo consigli,
Nessun potrà campar tanti perigli.

Apparisce uno Angiolo e dice ad Antonio cosi:

Non dubitare, Anton, servo di Dio,
Benchè tu vega pien d'inganni el mondo
E di lacciuol, che truova il dimon rio
Per menar tutti gli uomini al profondo;
El nostro redentore è tanto pio
Et è di carità tanto giocondo
Che chi si fida in lui, facendo bene,
Scampa de' lacci dell' eterne pene.

Ma spezialmente chi sarà vestito
L'anima sua di vera umilitade
Indarno fia dal diavolo assalito,
Non rimarrà dalla sua falsitade,1
Nè sarà mai dal buon Jesù partito,
Ma fie difeso da ogni aversitade:
Chè chi per lui s' abassa e non si prezza
È più difeso, e sale in grande altezza.
Antonio dice allo spirito di fornicazione:

Io ti comando, spirto maladetto.
Che se' apparito in si brutta figura,
Che per virtù di Giesù benedetto
Mi debba dir qual è la tua natura
E di questa venuta il tuo rispetto,
E mostri tanta rabbia e tal paura.
Risponde lo Spirito ad Antonio:

O me, non più, non più, non più parole,
Tu mi fai strugger come neve al sole.

I' son lo spirto di fornicazione
Che lungo tempo t' ho perseguitato
Con ogni forte e brutta tentazione,
E giorno e notte mai non ho posato
Di farti sempre nuova illusione,
E posti nuovi lacci e nuovo aguato,
Fingendo volti di femmine spesso
Che vincer doverreno Ercole e Nesso.

E quanto assottigliato ho più lo 'ngegno,
Per maggior fuoco accendere e più vivo,
Per infiammarti come secco legno
E farti diventar tutto lascivo,

1 Cosi le antiche stampe, salvo quella di Siena che legge : Non resistendo alla sua, ec.

Tu non dimostri pure un piccol segno,
Se non com' uom che sie di vita privo:
Si che d'invidia e rabbia io mi divoro,
Da poi che indarno contro a te lavoro.

Oimè lasso, quant' uomini vecchi
Oggi ho condotti alla mia dolce rete ,
E quanti santi, dell'eremo specchi,
Non han soiferto questa ardente sete!
Tu sol passato se' fra tanti stecchi
Sanza esser punto, e godi tuo quiete:
Ond' io mi chiamo svergognato e vinto,
E voglio uscir di questo laberinto.
Risponde Antonio allo spirito e dice:

Laudato sia l' onnipotente Idio
Che fatto m'ha veder tua scura faccia;
Onde è sicuro omai l'animo mio,
Nè dubito d'inganni che tu faccia;
Essendo tanto brutto, sozo e rio
Dicerto è scimunito chi t' abbraccia;
Dipartiti da me, bestia infernale,
Che ti diletti sol di veder male.

Lo Spirito torna a Satanasso e dice:

l'torno a te, signior, peggio contento
Ch' i' fussi mai, per quel che m' è incontrato.
Considerando il caso mi spavento ,
Veduto che niente ho guadagniate:
Chè già n' ho vinti molti più di cento
In altrettanto tempo che ho tentato
Quel giovanetto monaco d' Egitto,
Anton, dal quale in fine i' fu' sconfitto.

Risponde lo Spirito Dell' Accidia a Satanasso e dice:
Signor, costui non vale una medaglia,
E tutto il mondo par fior e baccegli ;1
E dì e notte sempre si travaglia,
Nè altro piglia mai se non fringuelli:
Puossi ben dir che sia fuoco di paglia,
Benchè molto saccente esso s' appelli;

1 Probabilmente deve intendersi : e tutto il mondo gli pare Jìori e baccegli: die sembra voglia signiGcare: ogni cosa gli par bella e facile, ma travagliandosi a far grandi prese, al pili fa cascar nelle sue reti qualche misero fringuello.

Ma lascia fare a me con l' arte mia
Ch'-i' gli avilupperò la fantasia.
lo Spirito Di Fornicazione e dice così:

Si che tu di' ch' i' son dappoco e vile,
E ch' io non so usar niuna malizia,
Nè fare inganno se non puerile?
E sai ch' i' son nimico di pigrizia,
E son si sperto, e son tanto sottile
Che fatto ho rovinar da suo giustizia
Più uomini in un giorno con mie inganni,
Che non faresti tu ben in mill ' anni.

Ma fatti innanzi, se tu se' gagliardo,
E tendi delle reti, se tu sai,
Che non t' abbatterai a uom codardo,
Da poco e negligente, come'l fai.
lo Spirito Dell' Accidia e dice:
E'ti parrà ch' i' sia un liopardo,
E vincerollo , come tu vedrai.
A tuo dispetto, i' ti farò vergogna,
S'apresso del mattino il ver si sogna»

Lo Spirito Dell' Accidia va e truova Antonio in forma d'un
mito e dice : Dove ne vai, o nobil giovinetto ,
Che par si carco in vista di pensieri?
Dè, dimmi se tu hai alcun sospetto,
Ch' i' ti darò consiglio volentieri.

Risponde Antonio allo spirito d' accidia:

'A dire il vero, o padre mio diletto,
Io non son uso per questi sentieri,
E sonci quasi come uno smarrito
Cercando di trovar qualche romito.

Risponde lo Spirito ad Antonio e dice:

E t' è venuto a punto la ventura
D' aver trovato quel che tu volevi;
Dimostra, adunque, la tua voglia pura
Acciochè l' alma inferma un po' sollievi;
E abbi sopra tutto buona cura
Di dirmi tutte cose, gravi e lievi,
Però che chi le tentazion nasconde
Le fa maggiori e nuove e più profonde.

Risponde Antonio allo spirito e dice:

Contento io son d' aprirvi tutto il core

Risponde

Risponde

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