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E quando l' uomo pensa esser beato
Qualche volta in un punto è rovinato.

Tanto è ricco, signor, lo sposo mio
Che cielo e terra e ogni cosa è sua,
E nobil si che è figliuol di Dio;
Vedi s' avanza la ricchezza tua!
Obbedisce ogni cosa al suo disio;
Guarda chi è più ricco di voi dua!
Prima ogni morte dura i' vo' patire
Ch' io consenta da lui mai di partire.

Quintiano: Io non intendo questa filastrocca:
Il nome del tuo sposo dimmel presto,
E guarda che non menti la tuo bocca
Ch' i' ti so dir che noi farem del resto ;1
Se l'ira punto nel mio cor trabocca
Io farò il viver tuo dolente e mesto;
Io temo forte cristiana non sia;
Però chiarisci la mie fantasia.

Santa Teodora:

Io son cristiana, e ho lo sposo mio
Jesù chiamato, del tutto Signore,
Al qual donato i' ho tutto il cuor mio,
E porto a lui tanto sincero amore
Che fuor di lui ogni cosa ho in oblio,
Nè temo tuo minacci o tuo furore;
E tanto è l' amor mio tenace e forte
Che per lui son parata a patir morte.

Quintiano: Guarda se appunto i' m' ero apposto bene
A metter in costei tutto '1 mio affetto!
l'ti farò sentir tante gran pene
Che negherai il tuo Dio a tuo dispetto;
E farotti legar con tal catene
Che in pianto tornerà il tuo diletto,
E se con lei cristiane vi farete,
Queste pene e maggior voi proverrete.

Daria: Cristiane noi non siamo, o Quintiano,

E volentier noi vorremo vedere
Morir di mala morte ogni cristiano.

Clarizia: O Teodora, il tuo stolto vedere

Tanto gran sorte ti ha tolto di mano
Che già mai più la potrai riavere.

1 Che Ja faremo finita, faremo di tutti: cioè, ti uccideremo senz'altro. Santa Teodora:

Fuor di Jesù non v' è ventura o sorte ,

E per lui son parata ad ogni morte. Quintiano: Andate in pace, e lasciate costei

Nelle mie mani ad essere straziata,

Ch' io la farò tanto gridare omei

Ch' al mondo non vorrebbe esser mai nata. Andando dice Clarizia:

Omè più cara a me ch' agli occhi miei,

O Teodora, dove t'ho lasciata?
Daria: Face' ella : se la vuol mal, cosi abbia:

F dirò che fra' can venga la rabbia.1
Quintiano: Assai m'incresce della tua bellezza

E della tua età florida e verde;

Vedendo che tua stolta giovinezza

Tuo animo ostinato cosi perde;

Tu potevi esser ricca in tanta altezza,

E or la pazzia tua premio ne rende;

S' ancor ti vuoi pentir, i' son parato

Di nuovo amarti, come io t' ho amato. Santa Teodora:

Tu sai pur ch' io t' ho detto un' altra volta

Ch' altri non posso amar se non Iddio;

E ben che tu mi chiami pazza e stolta

Di esser pazza di lui gode el cuor mio;

Quando 1' alma dal corpo mi fie tolta,

Allor sarà contento il mio disio.

Fa' pur del corpo mio quel che a te piace,

Chè morte mi darà eterna pace. Quintiano: I' non vo star più teco a contrastare

Da poi ch' io vedo che sei ostinata;

De' dna partiti eleggi qual ti pare:

O star cristiana e esser violata:

0, negando il tuo Dio, vergine stare

1 II Davanzali, Annali, I, 44 (e non il) come è erroneamente detto nel Vocal>.) traduce il pene eosdem sa?vitia facti et invidia erat di Tacito, la rabbia rimaneva tra' cani: che malamente è spiegato come proverbio che si usa quando la discordia è fra eguali, fra persone del medesimo ordine. Ma quel che voglia dir questa frase non è facile spiegarsi con poche parole, ne nel passo del Davanzati ne in questo nostro che vi corrisponde, sebbene vi sia qualche diversità di forma. Qui si potrebbe cosi parafrasare: Imputi a se stessa s'ella ha male, come il cane se si morde deve imputarlo alla sua propria rabbia: ella Ita un male di cui ella stessa è cagione.

Essendo alla Dea Vesta consecrata;

Tu non rispondi: di' quel che tu vuoi

E quel che tu vorrai, farò io poi. Non rispondendo Santa Teodora a Quintiano, e LUI dice a Crispo e a Fausto:

Ben conosch' io de' cristiani il nome

Perforo ostinazion aver provato;

Prima al contrario volgeresti un fiume

Che mai nessun di lor fusse voltato.

La cieca rabbia lor non vede lume.

Poi che costei ha il suo cuor indurato,

Al luogo disonesto la menate,

Di violarla ciascun ne invitate.
Crispo: Poi che tu cerchi mal, tu peggio arai;

Vienne poi che non vuoi acconsentire

A Quintian, chè te ne pentirai;

Tu stai pur cheta, e nulla non vuoi dir e.

Tu hai ancor tempo, se ubbidir vorrai

E potrai quel ch' ài detto ancor disdire;

Ma per seguire e' tuo pensieri stolti

Eri sol d' uno, e or sarai di molti.

Andando, Eurialo cristiano gli riscontra e dice:

Buon dì, compagni, dov'è guadagnato
Si bella preda e dove la menate?
E lei perchè ha cosi il volto turbato?

Crispo: Quest' è cristiana, e à tanto ostinate
Sue voglie pazze , ch' ell' ha rifiutato
Per marito il proconsul, e enfiate
D'ira ha le guancie, perchè la meniamo
Dove ogn' uno a corromperla invitiamo.

Eurialo: O felice quel giorno nel qual nacqui,
Poi ch'io mi sono riscontrato in voi,
Nè a voi domandar la bocca tacqui!
l'voglio, se vi piace a tutti doi,
E se in cosa alcuna mai vi piacqui,
Esser il primo che de' frutti soi
Gusti, e dopo ne venga chi ne voglia,
Pur che nessun questa grazia mi toglia.

Fausto: Noi siam contenti a far quel che ti piace ,

E ti accompagneremo in ogni via.

Eurialo: I' vi ringrazio; andate pure in pace

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Chè qui non si richiede compagnia; I' vo' a casa a vestirmi, e poi rapace Torno a godermi la ventura mia. Crispo: Va' in buon' ora, e tu, femmina ingrata, Rimanti qui per essere straziata.

Partilo, Santa Teodora sola dice:

Come hai tu consentito, eterno Iddio,
Che la tuo sposa misera e infelice
Sia stata posta in questo loco rio?

Io ch' era solitaria qual fenice
E faccia d' uomo veder non volea
Son or condotta a esser meretrice.

L'aspro e crudel tiranno pur poteva
Far questo petto dal ferro passare,
Se contra me tanto l'ira il moveva;

0 veramente farmi lacerare
Alle fiere crudel, o ver col fuoco
La mia misera carne far bruciare.

O sventurata a me, non so in qual loco
Fuggir per conservar mie pudicizia,
E '1 pericol s'accosta a poco a poco!

0 tiranno crudel, senza iustizia,
Che duo battaglie al cuore mi ponesti,
E l' una e l' altra piena di nequizia!

O die adorassi gì' idoli volesti,
Vergine stando consacrata a Veste,
O cristiana corromper mi faresti.

Di lacrime bagnai il volto e le veste:
Tacendo fui menata a quel porcile
Dove stanno le femmin disoneste.

Tu suol pur esaudire il prego umile;
Deb ripara, Signor, al mio gran danno
Ch' io non sia 'nanzi a te stimata vile.

Le membra mie altro aiuto non hanno
Se non sol te; deb non esser crudele,
Chè quelle senza te viver non sanno.
Vedendo Santa Teodora venire Eurialo, dice:

Ecco il nimico amaro più che fele,
Ecco il ladron di mia verginità;
Deh, Jesù mio, fa' ch' io ti sia fidele.

Aiutami, Signor, in tal necessità;

Abbi misericordia, o giovanetto,
Non chiedo vita, ma che con ferocità 1

Trapassi questo mio misero petto;
Tu sei pur uomo, e non un crudo verro;
Deh abbi al pianger mio qualche rispetto.

Tu vien per isforzarmi, s'io non erro;
Ma la tua voglia mai contenterai
Se non quando che morta tu mi arai.
Eurialo: Non ti turbar di mia visitazione

Nè creder che in me sia pietà ispenta;
Ma volta e' tuo orecchi al mio sermone:
Non vo' ch' a me nel peccato consenta.
Volta pur a Jesù tuo voglie buone
E non temer, chè ti farà contenta.
F.son cristiano e da lui son mandato
Per conservarti, e non per far peccato.

Come tu vedi, io sono a te eguale,
Nè il volto mio la barba cuopre ancora;
Se adunque vuoi fuggire il tuo gran male
Presto di questo luogo fuggi fuora:
Tói le mie veste, per che a me non cale
Se te salvando, io crudelmente mora;
F vestirò la tua, tu fuggi presto,
E lascia me nel luogo disonesto.
Santa Teodora:

S'io credessi fuggir mia trista sorte
E che ila te non fussi dileggiata,
lo sarei al fuggir veloce e forte;
Ma mi parrebbe troppo esser ingrata,
Se io fussi cagion della tua morte;
Del morir mio mi terrei beata,
Purch' io morissi vergine e pudica,
E non corrotta al ciel tanto inimica.
Eurialo: In dubbio è il tuo stato; fuggi presto:
Mutiamo e'panni, e lascia e'luochi rei,
E lasciam poi a Dio guidar il resto;
A lui commetto tutti e' pensier miei.
Se a lui piace, a me non fia molesto
Patir per lui, e volentier vorrei
Per lui dal corpo l'alma fussi sciolta,

1 Qui e in altri luoghi dove i versi non tornano, la colpa non è ili me, ultimo e moderno editore.

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