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El Prefetto va in persona a vedere, e dice:

Andiam, ma presto, ch'i'lo vo'vedere,
Ch' io spero al fin che le saran parole.
Altro rimedio converrà tenere,
Ch' io so a punto quel che costui vuole:
So che col fiasco non mi darà berer1
Io vo' provar come la carne duole.
Gettinsi in terra: el me' ricolga el peggio;
Tutti son d'una buccia, a quel ch'i'veggio.8
El Prefetto vedendo uno lume nella prigione, dice:

Che vuol dir questo lume tanto grande?
Vedesti voi già mai tanto splendore
Che fuori e drento in ogni luogo spande,
Che per dolcezza e' mi si strugge il core?
Grisante essendo in prigione dice:

Queste son di Iesù le sue vivande
Le quali a' servi suoi manda il Signore:
E son ripieni di tanta dolcezza,
Che, chi le gusta, ogni altra cosa sprezza.
El Prefetto irato dice:

Tu mi fai di parole un gran garbuglio,
Ch'ella mi par la predica todesca:
Perchè fai di bugie un gran miscuglio
Non creder mai che del tuo mal m'incresca.
El Prefetto si volta al cavaliere e dice:

Prendete un legno a'piè d'un gran cespuglio,
Fate che d' ogni parte il sangue gli esca:
Oltre su presto, le catene a dosso,
Rompetegli la carne, e' nervi e l' osso.
Grisante orando dice:

Padre del cielo, apri le sante porte
Della immensa pietà al tuo suggetto,
E fammi nel martir constante e forte,
Ardi di carità la mente e 'l petto.

1 Questa frase, rammentando l'altra registrata nei vocabolari: A questo Jìasco bisogna bere, parrebbe voler significare: So che non mi obbligherà a far quel ch'egli vuole: se pure, essendo affine anche all'altra frase: dar a bere per dare ad intendere, non volesse significare: non gli riuscirà di imbrogliarmi, di impastocchiarmi, perchè io so quel eh* egli vuole.

1 El me'ricolga il peggio, ved. voi. I, pag. 224. Tutti son d" una buccia, cioè son tutti della stessa risma, ha anche es. del Firenzuola.

Fammi venir felice alla tua corte,
E fammi in ciel sopra ogni coro eletto,
E a questa gente, o clemente Signore,
Piacciati perdonargli per mio amore.

Non sentendo Grisante pena alcuna e vedendo cadere hi terra e' ministri, Claudio dice:

Fatelo rivestir, ch' io non potrei
Creder che fussi se non giusto e santo,
E per aprirvi a punto e' pensier miei
Io sento el cuor che m'arde tutto quanto;
E, s'io il vedessi, a pena il crederrei
Che questo fussi per virtù d'incanto:
Onde io rifiuto e' nostri falsi oracoli,
Poi che visto ho di lui tanti miracoli.

Claudio prefetto dice a Grisante:

Noi abbiam visto, o buon servo di Dio,
Quanta forza abbi la tua santa fede:
E chi segue Iesù clemente e pio
Più grazie gli è donate che non chiede,
E senza quello ogni pensiero è rio
Come per prova e per segni si vede
Pe' quai noi ti preghiam, se ne siam degni,
Che la diritta via ci monstri e'nsegni.

Risponde Grisante al prefetto:

Quel vero Dio che l'universo regge
Che s' è di nostra umanità vestito,
Tanto è pietoso a chi l' error corregge
Che sempre il peccator ha esaudito.
Come fa il buon pastor che la sua gregge
Cerca condurre al bel prato fiorito,
Cosi ci chiama Dio nel santo regno,
Pur che il ben operar non ci sia a sdegno.

La Moglie del prefetto convertila dice al prefetto:

Dolce marito mio, poi che a Dio piace
D'averci eletto nel suo santo coro,
Dè, battenziànci tutti quanti in pace,
Chè in quel consiste ogni nostro tesoro.

Un Figliuolo convertito dice al padre:

Padre, tu vedi el mondo ch.' è fallace:
Non facciam, padre, come fan coloro
,Che per dir ben farò guaston le legge
Di Dio, e mai nessun non si corregge.

El Prefetto chiede il battesimo per tutti:

O buon servo di Dio, poi che i tuo merti
Hanno placato l'ira del Signore,
Noi conosciam, anzi siam chiari e certi,
Che '1 mondo è cieco, vano e pien d'errore:
Però le sante braccia a noi converti
A battezzarci con pietoso core.

Grisante gli battezza e dice:

Cosi vi mondi Dio d'ogni peccato,
E facci ognun nel ciel lieto e beato.

Uno va allo imperadore e dice:

Giove ti salvi, o imperador giocondo:
Tempo è che presto si ripari al danno,
Però che Claudio ha quasi messo al fondo
La fede nostra con malizia e 'nganno;
E, perchè gli ha del reggimento el pondo,
Molti de' suo roman seguito l'hanno:
Sì che ripara con prestezza e bene,
Chè senza capo nulla si mantiene.

Lo Imperadore dice a' sua cavalieri:

Presto su, cavalier, mettete in punto
Arme, corazze, rotelle e celate,
E quando ognuno a Claudio sarà giunto
Fate che qui legato lo meniate,
E, se alcun altro con lui fia congiunto,
Fate pur che a nessun la perdoniate.

Uno Cavaliere dice:

Andiam via presto ; uno facci la scorta,
Però che il caso della fede importa.

E'cavalieri giungono a Claudio, e Uno dice:

Vienne, ribaldo mancator di fede:
A questo modo lo imperio si tratta?
Non sperar di trovar mai più merzede,
Ma di lassar la signoria t' adatta.

Risponde Claudio e dice:

Quel vero Dio che l' universo vede
Sempre a' suo servi maggior grazia ha fatta
Che non è questa, e maggior gloria dona
A chi per lui ogni cosa abbandona.

Claudio essendo giunto innanzi allo imperadore, lo ImperaDore dice:

E questo, Claudio, el merito che rendi
A chi t'ha fatto sopra ogni signore?
A questo modo lo imperio defendi,
O cieco, pien di vizii e pien di errore?
Fa' che alle mie parole bene attendi
Se non ch' io ti farò far poco onore:
Muta l'oppinion proterva e ria,
Se riaver tu vuoi la signoria.

Risponde Claudio allo imperadore:

lo vo' con tutto il cuore amare Dio
E la sua madre e' suo devoti santi:
In quel vo' sempre por tutto il desio ,
Quel vo' sempre laudar con inni e canti.
Che giova di seguire il mondo rio,
E l' alma in sempiterno viva in pianti?

Lo Imperadore lo fa mettere in prigione:

Su, cavalier, mettilo un po'in prigione,
Ch' io lo farò mutar d' oppenione.

Ora fa Celerino in luogo di Claudio:

Lieva su, Celerin, mettiti in punto
Perchè di Claudio io ti do il reggimento:
Questo è del mio pensieri tutto il sunto.
Ch' i' voglio al tutto ogni cristian sia spento.

Risponde Celerino:

Io non sarò sì presto al luogo giunto
Ch' io farò sopra ciò provedimento,
E, dove andrà l'onor della corona,
Io metterò l' avere e la persona.

Celerino preso la signoria, manda Daria allo imperadore:
Presto su, cavalier, metti in effetto
Di menar Daria al nostro imperadore,
Chè rare volte ne' casi mi metto
Dove si tocca degli Dei l'onore.
So che lo imperador n' arà diletto
Perdi' ella è di tutte l' altre il fiore,
E essendo sì bella e si prudente
Convertirassi alli Dei facilmente.

El Cavalier mena Daria allo imperadore:

Sacra corona d' ogni laude degna,

Per parte del prefetto io son mandato,
Perchè colui che di mal far s'ingegna
Convien che porti pena del peccato,
E perchè Daria e nostri Dei non degna,
Anzi ha per tutto Iesù predicato,
In modo che se non si riparava
El mondo sotto sopra rivoltava.

Lo Imperadore dice:

Molto m' è grato di veder la pruova
Se la potrà lo imperio convertire:
Che hen cosa saria stupenda e nuova
Se una donna m' avessi a sbigottire.
Ma, perchè il ver nel domandar si truova,
Fa' che tu m'abbi a punto el caso aprire,
E non voler che, per la tua durezza,
Morte di te spenga la tua bellezza.

Risponde Daria:

La mia bellezza è fatta tanto grande
Che spegner non la può la tua potenza.
Chi gusta del mio Dio le sue vivande
Farebbe a tutto il mondo resistenza:
Iesù è quel che in noi sue grazie spande,
Iesù fa l' uom tornare a penitenza:
Quel sol confesso e tengo per mio Dio,
Benigno protettor del corpo mio.

Lo Imperadore comanda eh' ella sia menata al luogo disonesto:

Poi che non giova minacci o parole, Facciam che i fatti mutino il pensiero. Io so che al fin quando la carne duole Che l' uom non è cosi costante e fiero. Poi che i tormenti mia lei provar vuole, Io ne vedrò di questa-cosa el vero. Fa', cavalier, che tu la meni presto Fra l' altre donne al luogo disonesto. Essendo Daria nel luogo disonesto, uno leone viene a sua

guardia, e lo Imperadore fa trovare uno ruffiano che la

sforzi e contamini:

Andate presto, e trovate un uom tale
Che sia di vizii e di lussuria pieno
E che senza pietà facci ogni male
D'invidia e rabbia e pien d' ogni veleno.

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