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Così insegnando, imparar a sapere,
Le sue cose tacer, le altrui lodare,
E sempre mai cercar di far piacere:
Però fermate le paterne voce,
Chè 'l silenzio ci giova, e 'l parlar nuoce.

Santo IGNAZIo chiama un suo discepolo e dice:
Vanne in Ierusalem, truova Maria
E questo breve in le sua man darai;
Saluta tutti lor da parte mia,
E fa tanto di ben quanto tu sai.
Se tu trovassi Ilario per la via
Al romitorio suo ti poserai,
Ma perchè c'è un po' lungo il cammino,
Porta del pane, e un barletto di vino.
El DISCEPoLo tolte le cose dice:
Datemi, padre, la benedizione,
Ch'io son parato a far ciò che m'ài imposto;
Mi raccomando a le vostre orazione:
Pregate Dio per me che torni tosto.
Santo IGNAZIo risponde al discepolo:
Abbi sempre Giesù per devozione;
Così verso di lui sta ben disposto:
Va poi sicuramente, e non temere.
El DisCEPoLo risponde:
Fie fatto, Ignazio, ciò che v'è in piacere.

Va el DISCEPolo a la Vergine Maria e giunto a lei dice, essendo lei con San Giovanni Evangelista: Salve, dolce Maria, pietosa e santa, Ave, madre di Dio, di grazia piena, Regina celi, immaculata pianta, Oggi ti veggo posta in tanta pena Che 'l cor nel mezzo el petto mi si schianta: Giovanni, Marta e Maria Maddalena, Ignazio a tutti una epistola manda, E mille volte a voi si raccomanda. La VERGINE risponde al discepolo: Quanto la tua venuta mi sia grata, Sallo Colui che sa tutte le cose. - IscEPoLo dice a la Vergine Maria: Non istar, madre, tanto adolorata,

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E voi, sorelle mie, sì lacrimose. La VERGINE MARIA al discepolo dice: Diletto amico, questa croce guata Là dove il mio figliuol per te si pose: Fu schernito, battuto e flagellato, Non per sua colpa, ma pel tuo peccato. Ve' quella lancia che forò il costato, E' chiovi che fororno le sue mani; Con questa spugna il fél bergli fu dato Da que tristi giudei, malvagi cani: E la corona di che fu incoronato. Omè, omè, omè, miser cristiani, Questa è la croce ove lassai il figliuolo Che salvò tutti per morir lui solo. San GIovANNI Evangelista dice: Qui Cam, Sem, Iafet, e qui Noè, Qui Iona, qui Amos e qui Elia, Qui Iacob, Iosef e Moisè, Qui Davit, Eliseo e Jeremia, Qui Abraam, Isac e Iosuè, Qui Daniel, qui Iob e Zacheria, Qui ciò che mai pe profeti si scrisse, Fu consumato, e qui Cristo ce 'l disse. MARIA MADDALENA al discepolo dice: Eva ci tolse, e ave ci dio il regno Del ciel, che Maria sciolse e lei legò: Adam peccò con la man in sul legno, Cristo in sul legno tutti ci salvò, L'un gustò il pome e passò il divin segno, L'altro mirra et aceto e fél gustò: L'un fu ingannato, e l'altro preso a torto, E per non ci amazar, Giesù fu morto. La VERGINE MARIA al discepol dice: La faccia fu percossa e sputacchiata, Gli orecchi si sentirno bestemmiare, Gli occhi velati e la barba pelata, E 'l capo si vedeva insanguinare; Tutta la carne sua fu tormentata Sol per noi peccator ricomperare; Dalla pianta de' piè fino a capelli Fu infranto e lacerato da flagelli. Io ti vorrei pur dir; lassa, ch'io sento

Venirmi per dolor la vita meno. El DISCEPoLo a la Vergine Maria dice: Io piango il pianto del tuo giusto lamento, o E son d'ogni mestizia e doglia pieno. La VERGINE MARIA a San Giovanni dice: Giovanni, figliuol mio, dè, sia contento Legger il breve, e risposta faremo; Vedi quel che la epistola contiene. San Giovanni risponde: Madre, lassate questa briga a mene. San GIovANNI legge la epistola e dice: Christifere Marie suus Ignatio: Nuovo alla fè, discepol di Giovanni, D'udir del tuo Iesù non fui mai sazio: Tu fusti a lui familiare tanti anni: Scrivimi el suo flagel, tormento e strazio, Chè l'inganno d'altrui me non inganni: Confermàti da te, per te, in te Sieno e novizii mia nella tua fè. La VERGINE MARIA a San Giovanni: Giovanni, la risposta gli farai: Digli che presto lo visiteremo: Che creda tanto quanto detto gli hai, E alle persecuzion constanti stièno. San GIovANNI a la Vergine Maria dice: Seguirò tanto quanto imposto m'hai, E per parte di noi gli narrereno Che 'l voto osservi e 'l santo cristianesimo, Fuggendo e falsi dei del paganesimo. Dipoi scrive la epistola; e il DisCEPoLo mentre si scrive, dice a la Vergine Maria: Quanto a me paia el lassarvi fatica Voi dovete stimar, chè assai mi duole. La VERGINE MARIA al discepolo dice: Noi el conosciamo senza che tu 'l dica: Vuolsi sempre voler quel che Dio vuole. San GIovANNI la epistola al discepolo: Tien qui, fratel, che Dio ti benedica: Tra noi non ispendiam troppe parole. La VERGINE MARIA al discepolo: Saluta Ignazio e discepoli suoi. * Così hanno tutte due le stampe più antiche,

El DisCEPolo a la Vergine Maria dice:
Sarà fatto, Maria, ciò che tu vuoi.

El Discepolo caminando, dua assassini l'assaltano, e uno
detto el TINCA, dice:
Sta forte, compagnon, da qua il mantello :
Vego sei lasso, stracco e faticato.
El DiscEPolo al malandrino dice:
Caro diletto e dolce mio fratello,
Stu fai quest'arte, tu sarai impiccato.
El Mosca, secondo assassino gli dice:
Spògliati presto infin al giuberello,
E dàcci, se tu hai, danari allato.
Io giuro a santi Dei che se tu nicchi
Prima impiccherem te, ch'altri noi impicchi.
Spogliato che l'hanno, el TINCA dice:
Vanne, tristo ribaldo, al tuo cammino:
Io ti vo' rivestir di bastonate. *
Dannogli de le bastonate, e lui fugge; et il Mosca al suo compa-
gno dice: Egli è più scusso e netto che un bacino,
Fornito a panni, e in punto per la state.”
El TINCA risponde:
Guarda se gli è in quel barlotto, vino:
Poi dividiam queste cose rubate:
Cercheremo ogni cosa, chè e lor pari
Porton nascoso adosso assai danari.
El Mosca piglia il barlotto e bee, e dice al Tinca:
Calcagno di monel, questo è buon gesso, o
Ma parmi ben che la botte sia al basso.
El TINCA risponde:
Cotesta gola tua mi par un cesso,
E vego che 'l cervel t'ha andar a spasso.
Risponde el TINCA:
Io pur m'azzuffo volentier con esso.
Sl TINCA dice:
Anch'io ne voglio, stolto babbuasso.

o Frase da registrarsi nei vocabolari.

o Netto come un bacino, o un bacin da barbiere ha es. del Casa e del Lasca. Le parole del secondo verso: fornito a panni ec. sono ironiche, come ognuno facilmente comprenderà.

o Calcagno in lingua furbesca vale appunto monello, ond'è come se dicesse, con modo comune al discorso familiare: monello d'un monello. E pure in lingua furbesca, gesso vuol dir vino.

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