Images de page
PDF

-E voi, sorelle mie, si lacrimose.

La Vergine Maria al discepolo dice:

Diletto amico, questa croce guata
Là dove il mio figliuol per te si pose:
Fu schernito, battuto e flagellato,
Non per sua colpa, ma pel tuo peccato.
Ve' quella lancia che forò il costato,
E' chiovi che fororno le sue mani;
Con questa spugna il fél ber gli fu dato
Da que'tristi giudei, malvagi cani:
E la corona di che fu incoronato.
Omè, omè, omè, miser cristiani,
Questa è la croce ove lassai il figliuolo
Che salvò tutti per morir lui solo.

San Giovanni Evangelista dice:

Qui Cam, Sem-, Iafet, e qui Noè,
Qui Iona, qui Amos e qui Elia,
Qui Iacob, Iosef e Moisè,
Qui Davit, Eliseo e Jeremia,
Qui Abraam, Isac e Iosuè,
Qui Daniel, qui Iob e Zacheria,
Qui ciò che mai pe'profeti si scrisse,
Fu consumato, e qui Cristo ce 'l disse.

Maria Maddalena al discepolo dice:

Eva ci tolse, e ave ci diè il regno
Del ciel, che Maria sciolse e lei legò:
Adam peccò con la man in sul legno,
Cristo in sul legno tutti ci salvò;
L'un gustò il pome e passò il divin segno,
L'altro mirra et aceto e fél gustò:
L'un fu ingannato, e l'altro preso a torto,
E per non ci amazar, Giesù fu morto.

La Vergine Maria al discepol dice:

La faccia fu percossa e sputacchiata,
Gli orecchi si sentirno bestemmiare,
Gli occhi velati e la barba pelata,
E 'l capo si vedeva insanguinare;
Tutta la carne sua fu tormentata
Sol per noi peccator ricomperare;
Dalla pianta de' piè fino a' capelli
Fu infranto e lacerato da' flagelli.

Io ti vorrei pur dir; lassa, ch' io sento

Dammelo.
El Mosca: Non darò.

El Tinca: Tu mel darai.

Si, fla.
El Mosca: Non fla.

El Tinca: Io berò.

El Mosca: Non berai.

Mettono man a l'arme, et amazonsi; et il Discepolo vedendogli morti, torna indrieto, e dice:

Quanta è grande, Giesù, la tua giustizia:

Quanta è immensa, Giesù, la tua pietà:

Chi semina dolor, ricóe tristizia,

Chi semina bontà, ricóe bontà:

La tristizia or punita ha la tristizia,

Cosi il cattivo or la cattività;

La penitenzia andò drieto al peccato:

Lassami or tór ciò che m' avien rubato.

Vestitosi, cammina; e giunto, dice a Ignazio:

Giunsi in Ierusalem; trovai Maria,

Giovanni e l' altre care sue compagne:

In sul monte Calvario par che stia,

E 'l suo morto figliuol sempre mai piagne.

Per grazia di Iesù seppi la via;

Quivi son cose gloriose e magne:

In man sua propria la lettera die',

E lei questa risposta manda a te.
Sono stato spogliato pel cammino,

E bastonato, e rubato il mantello,

La tasca col barlotto, e 'l pane e 'l vino,

E finalmente infino al giuberello.

E come piacque al nostro Dio divino

L'un l' altro s' ammazzò con un coltello:

Ritolsi ciò che lor tolto m' avèno,

E morti li lassai sopra 'l terreno. Sant' Ignazio risponde al discepolo:

Senz' altro replicar posati alquanto. E volgesi a un altro discepolo e dice:

Tu leggi tanto quanto Maria dice. El Secondo Discepolo leggendo dice:

L' ancilla umil del Santo d'ogni Santo :'

1 Le stampe hanno: L'umile ancella , ec.

Sia teco, e sempre ti facci felice
Quel che Giovanni ha predicato tanto.
Tien fermo il dubitar; se a te non lice,
Io verrò a te: conforta e' tua novizii
Che seguin la virtù fuggendo e'vizii.

In questo giugne in Antiochia dove è Santo Ignazio, un
Corriere e dice al Pretore:

Buone novelle a tutti quanti reco:
Traiano è presso a poche leghe a voi
Sur un trionfo, e tanta gente à seco
La terra triema e 'l ciel de' fatti suoi.
Dice che vien per riposarsi teco;
Provedi a pane e vin più che tu puoi.
Grida, rumore e strepito si sente,
E va sosopra tutto l' oriente.

El Pretore udito el corriere, dice al suo scalco e cavaliere così: Su, scalco, a te s' appartien questa cura:

A carne, strame e vino e pan provedi.

Lo Scalco risponde al pretore:

Fia fatto, sta' sicur, senza paura,
Chè più robba ci fia che tu non credi.

El Pretore a'sua servi e baron dice:

Andiàngli incontro noi fuor de te mura,
E in ginocchion ce gli gittiamo a' piedi.
Presto su, caminiam, mettiamci in via,
Chè noi siam servi alla sua signoria.

Vanno incontro a Traiano, e giunti, il Pretore in ginocchioni dice a Traiano:

Giove e Saturno con Bellona e Marte
Ti faccia vincitor d'ogni battaglia.

Traiano risponde al pretore:

Ho soggiogato il mondo in ogni parte,
Perchè l'imperio in fama e 'n gloria saglia.

El Pretor a Traiano risponde:

In te è forza, ingegno, astuzia et arte:
Fortuna co' tua par non si travaglia.
Tu vinci lei ch' ogni vincitor vince,
E sei signor de le mondan province.

Giunti al luogo del Pretore, Traiano smonta del carro e monta in sedia; e in questo Santo Ignazio dice olii suoi discepoli: Io sento che gli è giunto oggi Traiano,

E va spegnendo questa nostra fede.

Il vo' trovar, e dir ch' io son cristiano,

Che Dio il punirà se a lui non crede. El Primo discepolo risponde:

Pensa ben, padre, innanzi che v'andiàno:

Chi frettoloso va, percuote il piede. Santo Ignazio al discepolo risponde:

Vamen' egli altro che tormento e morte?

Il voglio andar a visitar in corte.

Ora vanno a Traiano, e Santo Ignazio dice:

Colui che sempre fu e sempre fla
Et è tutto nel tutto, anzi esso è tutto,
Et ha sopra ogni cosa signoria
E manda la letizia el pianto el lutto,
Nascer volse nel ventre di Maria,
E fu il peccato original.destrutto;
Per la sua carità, pietà infinita
Con la morte di lui ci die' la vita.

Egli è virtute de l' altrui virtute,
Et è riposo degli affaticati,
Et è salute de l' altrui salute,
Et è beatitudin de' beati,
E fa cose veder non mai vedute,
E le vedute mai parere stati,
E in un punto potre' disfare e fare
Nuovo ciel, nuova terra e novo mare.

Io ho sentito, et ogni giorno sento,
Che i servi di Giesù disprezzi e scacci;
Con morte, con dispregio e con tormento
Quanti ne puoi trovar, tanti ne spacci.
Non val dir dopo il fatto: io me ne pento:
Pregoti, stringo e sforzo che ti piacci
Lassargli star, e se tu nol farai
Lo imperio e 'l corpo e l' alma perderai.

Tolto ti fla quel ben che Dio t' ha dato,
Se dalla falsa fé non ti rimuti.
Traiano con ira risponde a Santo Ignazio:

Guarda chi m' ha il cervel raviluppato!
Voi siate tutti quanti e' mal venuti.

E voltasi al Cavalier e dice:

Fa', cavalier, che costui sia legato,
Ch'io vo'ch'e'tristi un di sien conosciuti.
Mettetelo in prigion, guardatel bene,
E poi lassatel castigar a mene.

Ora mettono in prigion Santo Ignazio, e Traiano dice:
Io son costretto a Roma far ritorno,
E quivi vo' lo esercito fermare;
E poi mi poserò per qualche giorno:
Mandami Ignazio e fallo ben guardare.

El Pretor risponde a Traiano:

So che gli arà tanta gente d'intorno
Che se volessi, e' non potrà rastiare.l

Traiano al pretor dice:

Vo' che sia pasto di selvaggie fiere,
E dargli morte, sol per mio piacere.

Traiano ammonisce il pretore e dice:

Tien la terra abondante e con dovizia,
E sia severo; e nel parlar, d'un pezzo. *
Cinque cose corrompon la giustizia:
Amore, odio, timor, preghiere e prezzo.
Da' premio a' buon, punisci ogni tristizia,
E regnerai in questo luogo un pezzo:
Non far quel che non vuoi che 'l popol faccia,
Chè quel che piace a noi, par ch' a lor piaccia.

Bisogna prima se ch' altri corregger?,
E insegnar prima a sé, ch' altri insegnare,
E quel che vuoi per te per altri eleggere,
Chè 'l vizio non può il vizio biasimare.
Vuolsi con la ragion giustizia reggere,
Pietà sempre con essa mescolare;
Dolce in aspetto e in giudicar severo,
E buon cognoscitor dal falso al vero.

Traiano dice al capitan delle gente d'arme:

Invitto capitan, fa' metter bando
Come doman di qui mi partirò,
E vien tutta la gente rassettando.

1 Rastiare o Raschiare per Scappar via, Svignarsela è registrato con es. del Firenzuola. Ved. anche voi. I, 18.

a Esser a" i,n pezzo, come ha anche l'Ambra, o tutto d'unpezzo, come più comunemente si dice , vale essere intero, schietto , leale.

« PrécédentContinuer »