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O Giesù Cristo figliuol di Maria,
Piacciati esser di me padre e governo ,
Tu sol mia guida e lume vo' che sia.
Guardami dalle pene dello'nferno,
E fammi andar per la tua santa via;
Nella tua sapienza mi rimetto:
Or fammi far quel che ti sia più accetto.

Antonio dice a' suo compagni:

Frate' mie cari, se noi pensiam bene ,
Noi siam al nostro Idio molto obligati:
E' ci ha creati e lui sol ci mantiene,
E per salvarci, ch' eravam dannati,
Volle morir con gran vergogna e pene,
E tutto fece pe' nostri peccati.
Sempre dovremo stare in penitenzia,
Per esser salvi all' ultima sentenzia.

Risponde Uno De' Compagni ad Antonio:

La penitenzia si vuol lasciar fare
A' monaci e a' frati e a' romiti:
Lor debbon mal dormire e digiunare,
Andare scalzi, e in dosso mal vestiti;
Ma noi possiam dilicateze usare
E pompe e feste e spesso far conviti:
Mentre che 'l tempo è verde e sì felice,
Godere il mondo a noi non si disdice.

Risponde Antonio al compagno e dice:

E ben che 'l mondo paia bello in vista,
Egli è pien tutto di lacciuoli e danni:
Con poco dolce molto amar s' acquista,
Poco diletto e infiniti affanni:
L' anima isventurata cieca e trista
Si lascia spesso prender da' suo inganni,
E non s' avede il tempo vola forte,
E 'l pentir poi non val dopo la morte.

Risponde il Secondo Compagno a Antonio:

Fratel, se 'l tempo come tu di' vola,
E se la morte tuttavia s' appressa
Ch' ogni piacer di man ci toglie e imbola
E farci tradimenti mai non cessa,
Non ti pare che questa ragion sola
Debb' esser per me tutta chiara e spressa
Che, quando no'possiam, fnggiam tristizia,

Voi.. II. i

E cerchiarli sempre viver in letizia?

Risponde Antonio al compagno e dice:

Color ch' àn questo mondo abandonato
Son suti molto savi al mio parere;
Chi è ricco e forte e chi è in grande istato
Quasi in un punto si vegon cadere;
Però, frategli, i' ho diterminato
Lasciare in tutto il mondo e 'l van piacere ,
E vogl' ire a servire al mio Signore,
El qual fu morto in croce per mio amore.

Risponde il Terzo Suo compagno:

S'i' ho le tuo parole ben notate,
Come d' amico buon , molto m'incresce.
E' t' arà lusingato qualche frate,
E parmi diventato un nuovo pesce.
Sanza cervel voi v' incaperucciate'
E spesso con vergognia poi se n' esce:
E se pur poi quella pazia v' accieca,
Vo' far lo stento in sulla ribeca.s

I* credo, Anton, che que' che stanno al mondo
In molti modi si posson salvare;
Sol duo peccati mandon nel profondo:
El tor la robba, e gli uomin amazzare:
E que' che si fan frati, i' ti rispondo,
E' più lo fanno per non lavorare:
Se vuo' col tuo pensier pur ire avanti,
Non ti far frate se non d' Ognissanti.

Antonio si volge alla sorella sua e dice cosi:

Sorella mia, d'inganni è pieno el mondo
Chè cosa alcuna e' è che stabil sia:
E tutto è vano, benchè par giocondo,
A chi va seguitando la suo via:
Ma chi il conosce con l' animo mondo
Sol di piacere a Dio sempre desia:
Così vorrei che po' che noi siam soli
Cercassin d' esser suo veri figliuoli.

1 Incaperucciarsi, cioè: farsi frate, come spiega il Caro, Lett.: Non incapperucci, come fiorentinamente si dice, cioè, non si faccia frate.

2 Alcune edizioni leggono far altre fate, ma il senso ad ogni modo non ne esce fuori limpido: e anche l'editore senese se ne avvide sostituendovi que* sti due versi, proprio di ripiego: Da poi eh* ima tal pazia ti tocca Ricuciti (ine dita della bocci*.

Risponde la Sorella ad Antonio e dice:

Fratel, quando tu dì' che 'l mondo è pieno
D'inganni e tutto è pien di vanitade
E che da lui molti ingannati sièno,
Mi par che sia una gran veritade,
Chi ben lo pensa; ma pur nondimeno
Ogniun si truova in questa oscuritade.
Ma quando di' d' esser figliuol di Dio,
In nessun modo il posso intender io.

Perchè figliuol di Dio siam tutti quanti
E'suo precetti dobbiamo ubbidire,
Per esser poi nel numero de' santi
Quando di qui ci converrà partire.

Risponde Antonio alla sorella e dice cosi:

Noi siam, sorella, come viandanti
E in ogni punto ci possiam morire:
Sì che vorrei che, mentre che possiamo,
Per Dio tutto il mondo abandoniamo.

Risponde la Sorella ad Antonio:

Or t' ho inteso, e credo che motteggi
E che sien queste parole da sera,1
Però ti priego che non mi dileggi,
Chè poi non crederrei la cosa vera.

Risponde Antonio alla sorella:

Sì che tu credi ch' i' ti scocoveggi
Parlandoti la verità sincera?
Anzi questo medesimo raffermo,
E non vacillo come fa l'infermo.

Risponde la Sorella ad Antonio:

Dunque vuo'tu, fratel, ch'io abandoni
Le gran magnificenze e la riccheza,
La bella casa e tante possessioni
E povera diventi, essendo aveza
A viver con letizia, e ch'i'mi doni
Alla religion con ogni aspreza?
l'ti vo'dire il vero: e' mi par certo
Che tu sia poco savio e meno esperto.

Risponde Antonio alla sorella:

E'pare a te, sorella mia, ch' i' dica

1 « Quando uno dice cose non verisimili, se gli risponde che son parole >la donne e da sera, cioè da vegghia. » Varchi- Ei col.

Cosa da riputare sciocca e stolta?
Perchè se' fatta sì del senso amica
Che la virtù della ragion t' ha tolta?
Tu debbi pur saper con qual fatica
Nostro padre ha questa robba raccolta,
E or come tu vedi si ritruova
De' vermin cibo; e questa che gli giova?

Risponde la Sorella ad Antonio:

Or non si può e' far bene altrimenti
Vivendo al mondo non religioso?

Risponde Antonio alla sorella e dice:

E' son si grandi e molti impedimenti
Che sanza dubbio egli è pericoloso.
Credi quel ch' i' ti dico e acconsenti,
E non disiderar di qua riposo ,
Ma mediante queste brieve pene
Cerca di conseguir l' eterno bene.

Risponde la Sorella ad Antonio e dice:

Io son contenta, o caro fratel mio;
Perdonami se stata pertinace
V son nel mio parlare stolto e rio,
E circa a me dispon quel che ti piace.

Risponde Antonio alla sorella e dice:

Ben ha' risposto: el dolce nostro Idio
Ti tenga, suora mia, nella suo pace.
Vo', mona Piera, compagnia le fate,
Insino al munister delle Murate.

Dipoi Antonio manda per parecchi poveri, e quando son giunti, dice loro:

Cari frategli, siate e' ben venuti
Per cento mila volte tutti quanti.
I' vo' che de' mie ben sien sovenuti
Vostri padri, fanciugli, e' mendicanti.
Perchè si debbe de' divin tributi
E don di Dio maravigliosi e santi
Esserne grato, e dispensarne poi
Per lo suo amor, così vo' far a voi.

E date loro le limosine, se ne va al romito e dice:
Eccomi, padre, ch' io son ritornato
E fatto a punto quel che mi dicesti,
E tutto il patrimonio ho dispensato

A'poveri: or ti priego che mi vesti.
Risponde il Romito ad Antonio e dice:

Sempre sie il nome di Giesù laudato,
E di perseverar grazia ti presti.
Nuovo uom ti vesta drento el nostro Idio,
Come al presente di fuor ti vest' io.

Parla Satanasso a' suoi compagni e dice cosi:

Compagni mia, da po' che siam cacciati
Sanza ragion da quel celeste regnio
Dove no' fumo si nobil creati,
Veduto che gli ha fatto altro disegnio
Che sien a i ' uomo nostri luoghi dati,
Mi sento consumar d'invidia e sdegnio:
Ogni modo trovare a noi bisogna
Che dopo il danno non abbiam vergognia.

Però convienci usar tanta malizia
Che molti pochi ve ne possa andare;
Chi ci ha cacciati è pur Somma Giustizia,
E que' che peccan non vorrà salvare:
Se e' morranno nella lor nequizia
In tenebre con noi gli farà stare:
Però faremo a lor far de' peccati
Chè sien con esso noi tutti dannati.
l ' vi fo tutti a sette e' principali
Sopra degli altri, capitani e guida;
Empiete el mondo d'infiniti mali
Che l' un l'altro s'inganni e che s' uccida;
Superbia, invidia, peccati carnali,
E chi diventi prodigo e chi Mida,
E gli uomin sopra tutti fate avari,
Chè per danar si fanno molti mali.

Antonio si pone ginocchioni da se e dice così:

O Giesù dolce, o benigno signore,
Chi potrà mai scampar di tanti lacci
Di questo mondo falso e traditore,
D'inganni pieno e d'insidie e d'impacci?
Abbi pietà di ciascun peccatore,
E insegna all' uom come tu vuo' che facci:
Sanza l' aiuto tuo e' tuo consigli,
Nessun potrà campar tanti perigli.

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