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SANT' ANTONIO.

L' edizione originale è cosi descritta dal Batines, Bibl., pag. 23:

Incomincia la Rappresentalione di Sancto Antonio della Bar bit romito: et prima langio lo annvntia — Fa parte del tomo II della Raccolta del sec. XV , dove occupa 22 e. — In lino si legge soltanto : Finta.

Seguono le edizioni posteriori;

La rappresentalione di sancto Antonio abbate Finite testarne disacto Antonio abbate. In-4 s. n. Ediz. in caratt. tondi dello scorcio del sec. XV, di 10 e. a 2 col. non numerate e segnate av., di 35 versi la col. con 3 flg.

— Fece stampare Uro Franco di Gio. Benuenuto sta dal canto de Biscari adi 29 aprile 1517 In-4°,

Stampata in Fiorenza per Lorenzo Peri adi 8 d'agoslo Ì1DXLVII. In-4° di 8 e. con flg. sul frontesp.

— In Firenze, nel anno MDLV. In-4°. di 8 e. con 6 flg.

— In Firenze appresso Giouanni Baleni, l'anno 1589. In-4° di 8 e, con 2 flg.

— In Siena. S. a. In-4» di 8 e. con 2 flg.

— In Siena. Alla loggia del Papa. S. a. in-4.°

— Firenze, 1592. In-4" (nella Corsiniana).

Le ediz. ultime notate riproducono tutte l'aggiunta fatta al titolo in quella del 1555: Rappresentazione di S. Antonio Abate. Il quale converti una sua sorella, e fecela monaca nel munistero delle Murate di Firenze. E come non volendo tre ladroni accettare il suo consiglio $' ammarzono lun laltro e fumo portati a casa Satanasso. Et egli fu terribilmente bastonato da l dianoli.

Questa Bappresentazione riproduce nella massima parte la Leggenda di S. Antonio che trovasi nelle Vite dei SS. Padri, fino cioè a tutta la disputa coi filosofi : ma l' episodio dei ladri è un'aggiunta fatta alla leggenda dal poeta, ovvero, come è più probabile, dalla tradizione popolare, ebe il poeta poi riprodusse.

Questa avventura ne ricorda una del Budda che si legge negli Avadanai tradotti da Jolien (l, 60; II, 89). Un giorno il Budda. viaggiando con un compagno scuopre un mucchio d'oro e di cose preziose : Ecco, egli grida, un serpente velenoso. Ma un uomo che li seguiva. raccoglie il tesoro e lo porta a casa, e fa tante spese e tanto lusso che eccita la cupidigia del Re e viene spogliato ed ucciso, mentre, ricordando le parole del Budda, esclama: E un serpente velenoso.

In francese l'avventura dei ladri si trova nei Ci-nous dit, raccolta inedita di novelle: vedi Pams. Les Mss. Frane., IV. 83. In Italiano, nel Novellino: salvochè nel testo Gualteruzzi si tratta di Cristo, mentre invece nel testo Borehini si tratta di un romito innominato.

Dal JVotelIino il racconto è passato nelle Novelle canterburiensi {Pardonere 's Tale) e nel Morlino (nov. XLII.)

Incomincia la Rappresentazione di Santo Antonio della barba romito. E prima V Angiolo annunzia:

L' ardente fuoco del divino amore
Vi purghi tutti i vostri sentimenti,
Allumi lo 'ntelletto e 'nfiammi il cuore
Si che a servire a Dio siate ferventi,
Pel cui beato nome e cui onore
Vi priego stiate disiosi e attenti
A rimirar questa gentile storia,
Acciò che la mettiate alla memoria.

Vogliam rappresentar parte di vita
Del glorioso e santissimo abate
Anton d'Egitto, famoso eremita,
Acciò che in quella specchiar vi possiate
A seguitar Jesù che sempre aita
Chi gli serve di cuor con puntate,
E fallo viver lieto, e poi gli dona,
Doppo la morte, l' eterna corona.

Vedrete come presto a Dio rispuose
Sentendosi chiamare, e fedelmente
A' poveri donò tutte sue cose
Lasciando il mondo, e l' antico serpente
Invidioso molti aguati puose,
De' quai tutti campò felicemente:
Tentato ancor da dua savi pagani
Gli vinse, e dimostrò come eron vani.

Vedrete come e' dette buon consiglio
A tre ladron di fuggir l' avarizia
Per iscampar del suo mortal periglio:
I qual, perseverando in suo nequizia,
Rimason presi dal crudele artiglio
D' oscura morte, per la lor malizia.
Se state cheti e ben considerrete,
Frutto e diletto assai ne porterete.

Ora Antonio si pone in orazione, e dice ginocchione da se medesimo solo:

O padre nostro che nel cielo stai
E odi in terra chi con fé ti chiama,
Né di tuo luce alcun privasti mai
Se con tutta la mente e forza t' ama,
Ben ch'i' sie peccator, come tu sai,
Pur di servirti la mie voglia brama:
Però ti priego che mi presti grazia
Che mai non caggia nella tua disgrazia.

E come, Signor mio, tu mi creasti
Sol per tuo carità tanto gentile,
E libero arbitrio mi donasti,
E volesti ch' i' fussi a te simile,
E del tuo sangue mi ricomperasti,
Per me vestito di forma servile,
Cosi ti piaccia mostrarmi la via
Per la qual salvo a te condotto sia.

Antonio va, e truova uno romito e dice cosi:

O padre santo, e servo al grande Idio,
Del Signor sempre sia teco la pace:
Di poterti parlare are'disio,
E vorrei il tuo consiglio, se ti piace.

Risponde il Romito ad Antonio e dice:

Tu sia il ben venuto, o tìgliuol mio:
Jesù ti faccia del suo amor capace;
Siedi qui meco, e dì' quel che tu vói,
E quel che Dio mi spira, dirò poi.

Antonio siede con lui, e dipoi gli dice così:

Sendo stamani all' uficio nel tempio
Udì' una parola nel Vangelo
Per la qual di pensier l' animo m' empio;
Avendo di servire a Dio buon zelo.
Delle sante virtù mi truovo scempio
Che son cagion farci acquistare il cielo;
Lascia ogni cosa (e questo fu quel detto),
Che nieghi se chi vuol esser perfetto.
Risponde il Romito:

El nostro eterno Idio che ci ha creati
Volendoci salvar ci diè la legge
La qual s'intende, e' suo santi mandati
Che ubbidir de' tutta l' umana gregge:
Chi rompe quella, cade ne' peccati
E muor dannato se non si corregge.
Oltre al precetto, ci dà poi consigli
Che buon per te, figliuol, se tu li pigli.

De' suo consigli è quel quando ti dice:
Lascia ogni cosa e diverrai perfetto.
Chè chi taglia del mondo ogni radice,
Ponendo solo a Dio tutto 'l suo affetto,
L' alma del suo morir si fa felice,
Che senza lui ogni cosa ha in dispetto.
E ciò che piace al mondo le dispiace,
Portando pel Signor le pene in pace.

Però, figliuol, se il tuo Signor ti chiama
Con l' ubbidir rispondi alla sua voce:
Tanto di darci il paradiso brama
Che morì per salvarci in sulla croce.
Fuggi la robba l' onore e la fama,
Chè alla salute nostra ogniun nuoce,
E pensa quanto è brieve questa vita
Rispetto a quella che sarà infinita.
Risponde Antonio al romito e dice:

Io priego, padre, il nostro redentore
Merito renda alla tua caritade,
Perchè tu m' ài ralluminato il core
Ch' era ravvolto in grande oscuritade.
E 'n questo punto intendo per suo amore
Elegger sol la santa povertade,
E nelle tue orazion, o padre mio,
Ti priego che tu prieghi per me Idio.

Di poi si parte e dice per via da se stesso:

O creator del ciel, Signore eterno,

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