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Ch' io vo' del corpo suo fare ogni strazio.

Perchè l'ira non vinca la ragione ,

Abbi otto giorni a convertirsi spazio.

Di' solo a Giove, Iddio de' nostri Dei:

Signor, peccavi, miserere mei. El Cavaliere di Traiano dice ad Ignazio:

Poche parole a salvar ti bisogna,

E anche buon per te se tu il farai.
Santo Ignazio risponde al cavaliere et a VImperatore:

E' non s' acquista il ciel senza vergogna:

Faràmi presto el peggio che potrai. Lo Imperadore dice a Santo Ignazio:

Tanto un di ti farò grattar la rogna

Che forse forse tu ti pentirai.

Menatelo pur via, legatel bene

Con funi, ceppi, manette e catene.

Ora lo mettono in prigione, et ilprimo Discepolo aSanto Igna-
zio dice: Caro maestro, assai mi duole e 'ncrescie
Vederti preso, e senza alcun soccorso:
Chi entra vivo qui, spesso morto %scie;
Da Siria a Roma ho mezo il camin coreo.

Santo Ignazio risponde al discepolo e dice:

Sempre ho pensato, e il pensier mi riescie,
D' esser, com' io sarò, da fiere morso.
Parmi milT anni; e quanto più vi penso
Combatte drento la ragion e 'l senso.

Ora alzando gli occhi al ciel dice:

Giesù, tu ci dài l' alma e tu la togli:
Fammi morir nella tua fé cristiana.

Ora si volge al discepolo e dice:

Dammi la penna e 'l calamaio e'fogli,
Scrivere voglio alla Chiesa romana
Che s'io vò a morte, aiutar non mi vogli,
Che ogni fatica lor sarebbe vana.
Preghiamo Dio che l'universo regge
Ch' io muoia osservator della sua legge.

Scritta la epistola, Santo Ignazio la al discepolo, e dice:
Tien qui, va' presto e più non far sogiorno,
Chè s'apropinqua el dì ch' i' ho a morire.

El Discepolo a Santo Ignazio risponde:

lo farò presto a te, padre, ritorno,

Chè al servo s' appartien sempre ubidire.
Santo Ignazio al discepolo risponde:

Rèstati pur con lor per qualche giorno,
E lassa il caso mio prima espedire:
Di poi partito fra te stesso piglia,
Secondo che Giesù sì ti consiglia.

El Discepolo si parte, e va alli sacerdoti della Chiesa Romana e dice : O venerandi padri, alme felice,

Ignazio a tutti questo breve ha scritto.

Un Sacerdote legge la epistola e dice agli altri:
Costui per questa epistola ci dice
Che è incarcerato e da' dolori afflitto.
Giesù è la sua manna e coturnice
Che l'ha a cibare un di fuor de l'Egitto.
Pregaci e strigne che noi siam contenti
Non dar impedimento a' sua tormenti.

Ora Traiano imperador dice a'sua baroni:

Io sento drento al cor rodermi un vermo
Che mi perturba tutto lo intelletto,
Tal ch' io son stato e parmi esser infermo:
La morte bramo, e la vita ho in dispetto.

Un Barone risponde e dice:

Tu vuoi civilità trovar nell ' ermo,

E di pena e dolor trarne diletto:

Non può il contrario il suo contrario rendere,

E 'l vinto vince a chi non vuol offendere.

Tu hai tenuto Ignazio tanti giorni
E mai sopra di lui preso hai partito;
E scacci e sprezzi e vilipendi e scorni
E' nostri Dei per non l'aver punito.
Tu credi pur ch' alla tua fe' ritorni:
O Imperator, e'ti verrà fallito.
Sempre starà nel mal far ostinato;
Però fallo punir del suo peccato.

Traiano risponde al barone e dice:

Bene hai fatto la cosa a ricordarmi
Che uscito m' era già fuor de la mente,
E come e' pare a te anco a me parmi
Che pecchi quel ch' al peccato consente.

Ora si volge al cavaliere e dice:

Fa'che la compagnia, cavalier, s'armi
Voi. II. 2

E mena Ignazio qui subitamente.
El Cavaliere risponde a Vimperatore e dice:

Noi siam parati a far ciò che bisogna;
Non dubitar, ch'io non arò vergogna.

El Cavaliere apre la prigione e dice:

Esci qua fuora, e voi presto il legate;

Guardatel ben, che lui non se n' andassi;

Al nostro Imperator sì lo menate,

E questi fien per lui gli ultimi passi.
Un Birro risponde al cavaliere, mentre che lo lega:

Lassate fare a noi, non dubitate;

Perchè e' non fugga ogni cosa farassi. El Cavaliere a Santo Ignazio dice:

Su presto andianne, e pensa a'fatti tuoi,

Perchè colui che può, vuol che tu muoi.

Giunto il Cavaliere O V imperatore dice:

Eccolo or qui, che vuo' tu ch' io ne faccia?

L' Imperatore risponde al cavaliere:

Presto si ti dirà, se non si muta.

Ora si volge a Santo Ignazio:

Ignazio, io vo' che per mio amor ti piaccia
Lassar la nuova fé non conosciuta:
Gèttati a' nostri Dei ne le lor braccia,
E non istiam a far troppa dispùta:
Farotti el primo ne' sacrati templi,
Se tu col tuo voler mia voglia adempli.

Piglia a questa tua fé qualche riparo
Chè presto si vedrai l'infernal porte.
Sai che pel dolce conosciam l'amaro,
E per la vita conosciam la morte.
Cosi la scurità dimostra chiaro,
E la debilità la cosa forte:
Però pel mondo piangerai l'abisso,
Bestemmiando el tuo Dio crocifisso.

Or tu puoi e non puoi male e non male
Voler, chè 'l tuo voler fia la mia voglia.

Santo Ignazio risponde:

Io spero col morir farmi immortale,
E trar sommo piacer d' ogni mia doglia.

Lo Imperatore dice:

Cotesta oppinion mi par bestiale,

Chè senza Giove non si volta foglia.

Dè, credi a lui.
Santo Ignazio risponde: Io non crederò mai.

Lo Imperatore irato dice:

Per forza o per amor tu lo farai.

Vego ch' io getto mie parole al vento,

Ch' io zappo l' acqua e semino alla rena,

Tu con la ostinazion, io col tormento;

Penam sitisti, e io ti darò pena.

Bisogna a questo mal mutar unguento,

Ribaldo, tristo, pazzo da catena;

Perchè da morte a vita è gran vantaggio,

Presto tu parlerai d' altro linguaggio. Santo Ignazio risponde:

Di questo corpo mio fa' ciò che vuoi:

Sazia la voglia tua cruda e villana;

Né tu né tutti quanti gli Dei tuoi i Mi potrien far lassar la fé cristiana.

Lo Imperatore O Santo Ignazio dice:

Istolto, pensa ben e' fatti tuoi;

Tu hai la fantasia perversa e strana.

Adora e' nostri Dei, chè se tu 'l fai

Chiedi che vuoi, che da me tu l' arai. Santo Ignazio risponde a V imperatore:

Che cosa è potestà di signoria

Se non tempesta e rovina di mare?

Oggi è tua Roma, e doman poi non fia,

Perchè ogni cosa ti convien lasciare.

Dè, credi in Cristo figliuol di Maria

Che fa, morendo, alla vita tornare!

Tutto il resto son frasche e fumo e vento,

E fuor del ciel nessun non è contento. Lo Imperatore al cavaliere dice:

Fa', cavalier, che nudo sia legato,

E con verghe piombate ognun lo frusti,

E sia percosso tutto e flagellato,

Infin che morte per la pena gusti.

Poi con unghioni e graffi sia stracciato,

Chè l'ingiusto peccar vuol gli unum giusti;

Fa stropicciar poi le piaghe co' sassi. El Cavaliere risponde a V imperatore:

E se peggio vorrai, peggio farassi.

Santo Ignazio dice al cavaliere, mentre lo legano:

Èmmi la pena mia somma allegrezza,

Èmmi el tormento mio gaudio e diletto,

Èmmi l' amaro mio somma dolcezza,

Èmmi el riposo mio doglia e dispetto;

Quel che tu stimi più, per me si sprezza,

E solo il mio Giesù tengo nel petto;

Strazia, flagella, ammazza il corpo mio,

Chè l' alma è data in potestà di Dio. Ora lo battono, e lui orando dice:

Omè, dolce Giesù, porgimi aiuto;

Omè, ch' io sento tutto consumarmi;

Omè, ch' io son dal dimon combattuto;

Omè, che senza te, non posso aitarmi;

Omè, omè, che a morte io son venuto

E di veder il ciel mill' anni parmi.

Apri al servo fedel le sante braccia,

E spira in me quel che tu vuoi ch' io faccia. Lo Imperatore dice a Sant' Ignazio:

Ignazio, el tuo parlar ti nuoce assai:

Parmi ch' e' mia martir tu stimi poco.

Rinniega Cristo.
Ignazio risponde: Io non lo farò mai.

Lo Imperatore al cavaliere dice:

Cavalier, fa'di carboni un gran fuoco,

E scalzo sopra andar ve lo farai. E volgesi a Sant' Ignazio, e con ira dice:

O sciagurato, vil, ghiotto e dappoco,

A questa volta sia fra rabbia e rabbia,

Perchè chi cerca il mal, mal convien ch' abbia.
Tu credi con gl' incanti e' tua demoni

Ti possin dalla morte liberare?
El Cavaliere ad Ignazio dice:

Abbiamo accesi qua molti carboni;

Ignazio, a'fatti tua si vuol pensare. Santo Ignazio al cavaliere risponde:

Priego che 'l mio Giesù non m' abandoni;

Fa'poi del corpo mio ciò che ti pare. El Cavaliere si volge a Vimperatore, e dice:

A' fatti di costui non è riparo. Lo Imperatore risponde:

Presto sarà di quel suo Cristo chiaro.

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