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misimus, cum debita executione litterarum declaratoriarum sententiarum nostrarum nobiscum ut decet convenire; et ut omnibus christifidelibus id innotescat per tuum generale aedictum in omnibus civitatibus et locis Germaniae publicari curare eundem Martinum et alios haereticos ei adherentes ac ejus fautores et receptatores ipsiusque perversitatem sequentes illis penis, quae in litteris nostris contra eos decretae fuerunt, nisi resipiscant, plecti jubendo ac civitatum rectoribus et Provin. ciarum tuarum moderatoribus eorundemqne apparitoribus et aliis officialibus, sub penis de quibus tibi videbitur mandare ut per publicum edictum omnibus declarent atque significent te contra eundem Martinum ac hereticos ipsos damnatos et ei adherentes eorumque fautores juxta litterarum nostrarum esse processuros. Praestabis enim in hoc Salvatori nostro Jesu Christo obsequium in primis acceptissimum, propter quod diffusius extollet gloriam tuae majestatis famam quae etiam in posteros tuos cum laude maxima descendet, et ultra aeternae vitae praemium quod exinde tibi proveniet, reperies nos et hanc sanctam Sedem apostolicam ad omnia quae honorem et statum tuae celsitudinis concernere poterunt omni cum benedictione promptos. Datum Romae apud Sanctum Petrum sub annulo Piscatoris, die XVIII. Januarii MDXXI Pontificatus nostri anno octavo.

Ja. Sadoletus.

14.
Aleander Vicecancellario,
(Nunciat. German. L. 110–111.)

(19. Jan. 1521.) El confessor in questi ultimi quattro giorni già più fiate il ha dechiarito non voler per cosa alcuna restar qui, ma andar al capitulo suo generale che si farà a Carpi, al quale lui è constretto ex voto: noi cognoscendo non haver altro qui a chi più ne possiamo fidar in questo che a lui, li facessimo ogni instantia chel restasse, allegandoli il maggior imo universale ben della chiesa essere da preferire al ben particular, et quod ad hoc cogeretur ex voto Baptismi quod longe antestat votum religionis, et in fin disse, che non restarebbe, nè per Imperatore nè per Re se non li commandasse el Santissimo per expresso breve: Noi li promettesimo scriver al sanctissimo, Et che speravamo, imo lo assecuravamo, che Sua Santità adnueret ejus votis. Tandem heri ben mattino fu qui meco per spatio di forse cinque hore, et conferissemo delle cose di Luther et suoi errori acciò che al examen el fusse ben instrutto; poi me retornò a repeter che li sarebbe necessario partir , se non li fusse expressamente inhibito da Nostro Signore. Disseli che scrivesse una instruttione dello che volea che la manderei per il primo, et subito lui stesso, sumpto calamo in ictu oculi, piantò queste due minute di brevi, le quali mando, che me parse veder un Abbreviator de maiori, over un Reverendissimo Sanctorum quattuor; nè besogna (nisi magna necessitas cogat) mutar quidquid sit in illis, perchè pare non havere multo grato che siino corrette le cose sue; supplico siino subito expediti li brevi, et lo diricciato a lui se mandi qui per el primo, et l' altro a Carpi insieme con Ducento over Trecento bulle contra Luther, benchè el confessor dice quattrocento acciò che si divulghino fra li suoi frati, et besogna mandarle per nuntio a posta, et se non ci fussero, farle stampar subbito, ma corrette che certo giovariano assai et molto più se se ne mandasse ad capitoli di altri ordini over a loro generali perchè oportet clavum clavo trudere, et fratres fratribus castigare: et in hoc Amore Dei non si sparagni qualche danaro, che però non saranno molti, che el confessore dice che per qualche sua prattica fratesca, per commodo o honor dil suo ordine, non sparagnerebbe qualche centinaio et ancor più di Ducati. Al che io resposi chel Smo mai mancò ne mancarà non solum expendere el danaro, ma nianche spandere il sangue per conservatione della santa Chiesa à se commessa.

Questo basilisco Saxone alli di passati à tre Elettori disse che Nostro Signore ben darebbe a Martino un grande Archiepiscopato, et ancor el Capello, acciò chel recantasse, et che lo sapea ben certo: El Treverense mi disse chel se trovò presente dove el detto Saxone disse che già el Smo havea fatta tal oblatione à detto Luther. Donde dice el Treverense che tutto 'l mondo se scandalizarà, et mi demandò se io sapea che così fusse; disseli quello che era , et che se homo el devesse saper, me ne sarebbe sta fatta qualche cornmissione: Ma che Sua Signoria Reverendissima non se meravigliasse, che quel

lui non havesse conscientia di trovar un peccato di manifesta buggia, el qual non havea temor di ruinar la Chiesa di Dio Adeo con tutte le vie el si sforza condur al fine la sua dia. bolica impresa.

Tanto è il favor che questi ribaldi fanno a Luther che alcuni di loro hanno havuto ardir publice sopra la piaccia dire, desputando contra un homo da ben spagnolo, che non è meraveglia se Luther è da più che Santo Augustino, perchè santo Augustino fu peccatore et puote errare, et erro, ma Luther est sine ullo peccato, et però non ha mai errato, et hoc dicebant in magna populi corona in medio foro. Però l'hanno depento da nuovo con la columba in capo, et la croce di Nostro Signore, et in altre imagine con la diadema irradiata, et lo vendano, et lasciano et portano nel palazo; veda Vostra Signoria Reverendissima à mani de che gente siamo, la qual in vero non è più quella catholica Germania, che olim era; pur che non vediamo peggio, quod Deus avertat.

Erasmo ogni di manda qui lettre, messagieri, et corrieri, excusandosi dove el non è accusato, che lui non sa niente di certi libri, li quali lui scrive, che Martino è per negar haverli composti, et finalmente el buon Erasmo fa tal excusatione, che et Cesar, et multi de meliuri nota da se medesimi hanno preso suspitione, chel non sia quello che io ho già scritto, et tengolo per certo, ancor che qui io lo dissimulo. Ben mi meraveglia che le mie lettre costi siino communicate à persone, dalle quali pare, che Erasmo sii advisato de lo che scrivo, perchè me ne fa per sue lettre grandi querelle, et ad suoi amici scrivendo mi da di strani morsi, de quali però non me ne curo; pur se vorrebbe haver qualche resguardo almen alla causa universal della fede et Chiesa di Dio, se non al fatto mio, specialmente mentre che sto in queste parti, et poi se Erasmo perseverarà dir mal d'altri, trovarà ben chi dirà et scriverà peggio di lui con più verità et miglior fundamento.

Bono sarebbe, anci necessario, come ho scritto alli di passati, scriver un breve a Cesar commendando questi buoni effetti et exhortandolo a perseverare con quattro parole di credenza aciò si rinfreschi la cosa.

Similmente alcuni Brevi ancor ad li commissarii et Cardli et lettere di V. S. Rma in francese a Chievres, per che molto gioveranno, e supplico si habbiino subbito et non si manchi

per che adesso è il tempo, sì per la presentia di Cesar, come per la dieta.

Bisogna etiam omnino mandar quella mia commissione in causa Lutherana cum potestate substituendi et altre clausule sì come ho scritto al Rmo Segr. Santi Quattro, altramente come me sono partito de una terra repullulat aliqua in parte morbus, neque est qui medeatur. Però supplico V. S. Revma si degni omnino commandar ad suoi che procurino et mella mandino presto.

Hac hora dum haec scriberem el segretario Maximiliano me ha mandato per uno de' mei la copia della lettera si ha a scriver al Duca di Saxonia, la qual mi ha detto Lege che è forte buona; io me la farò interpretar per esser alemanica, et se sarà a modo mio sollicitarò che la se mandi subito per il corrier di Cesare in Saxonia.

15. Cuiusdam epistola de rebus Germanicis. (Leandri et aliorum Epistolae. – Arch, Vatic. Arm. II. caps. 1. N. 81.)

(22. Januarii 1521.) . Rev. Mons. mio observandissimo. Questa sera a un hora di notte il gran scudero partite de qui in posta per Fiandra et io l'ho visto secretamente, chi dice che l' è andato per dinari chi dice a menar l'infante, ma el vero è che l'è andato a metere in ordine l' armata aciò che a questa primavera l'imperator possi andare in Spagna et forsi più presto se sarà possibile.

Questa mattina s'è facto l'exequie de la bo. me. del Cardinale di Croy, dove era la Maestà Cesarea. Magontia ha celebrato; vi era Colonia, Treveri, Conte Palatino, Duccha di Saxonia, allo incontro vi era Sedunensis, Burgiensis, l'orator apostolico, l'orator christianissimo et il Veneto, incapuzzati era Chievres, un fanciullo piccolo fratello del dicto Croy, il gran Mastro, el gran scudero, uno figliolo del gran Mastro et doi altri parenti. Il prior di Santo Dominico d'Augusta ha facto l' oratione et veramente per barbaro non se poteva portare peggio, et haveria ditto più de quello ha, se non fusse stato che tre volte gli fu ditto che 'l finisse, perchè il Magontino diceva la messa et stava con gran sinistro, per essere sta indisposto. L' oratione è stata in Todescho, lui ha ditto che non se dovaria comportare che fra Martino mandasse in volta li soi libri; ma se pur il Papa ha fallato, tu che sei imperatore lo debbi andare a castigare; et intrò cum tanta furia et superbia cridando al prefato imperatore che se doveria vergognare a non fare l'impresa de Italia e che se Maximiliano fusse visso sin a quest' hora et havesse havuta la mità dello stato che lui ha, l'haveria pigliata lui. Et dipoi se voltò verso li electori et grandi Germanici strilando che se doveriano unire tutti et con Sua Maestà andare a questa benedetta impresa de Italia, aciò una volta conquistassero quello che era suo et quello che gli era stato tenuto tanto tempo contra iustitia, et non fece mai altro che cridare Italia, Italia , cum tanta impertinentia quanto dir se po, et disse quando voi altri facevati guerra l'uno et l'altro et contra lo Imperatore, Papa, Venetiani, Franza et tutti li altri erano alhora contra dicto imperatore; sì che voi tutti hora uniteve insieme et andate contra de loro. Gurgense era appresso l' orator apostolico et era interprete a lui et a quello di Franza. Anchora dicono che Sedunense et altri hanno facto fare questa predicha.

Achille di Baglioni ora cercha de metere Horatio cum lo imperatore per gentilhomo, ma me par che questoro non lo vogliano; dicto Achille conferisce quasi sempre cum el Signor Antonino de la Rovere et anchora cum Anthonio de la Sasseta, de sorte che me fa credere sia el vero quello che me disse a questi giorni quello servitore de Joanni da Sassatello che disse che il Signor de Piombino era molto amico et con: federato con Francesco Maria et cum la sua compagnia.

Preterea la mattina seguente de le exequie che fu alli XXIII expectando io a corte mess. Michele Todescho che già fu Mastro de le cerimonie, Sedunense suo patrone et quello messer Joanne Gaio agente del Cardinale Colonna, gli comparse certi alabardieri del Re et uno eraldo, li quali menaciorongli de butarlo in fiume et più gli volsero dare, dicendo che la mattina avanti in capella del predicto Re l'haveva represo quel frate che haveva facto l' oratione.

Ben vero è che dicto Mess. Michele cum certi altri homini da ben per spatio d'un hora represeno dicto frate de tante impertinentie che l'haveva dicto contro la Stà de N. Sre et

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